Cade il segreto militare sull'Area 51. Un veterano: “Testate qui le armi segrete Usa”
L’aereo più veloce del mondo, successive generazioni di velivoli-spia, la capsula lunare Apollo e una base sotto il sito dei test nucleari dove l’accesso è proibito: sono le prime, scarne, notizie sui segreti dell’Area 51 che emergono da documenti del governo Usa declassificati dalla Cia, che ha anche autorizzato a parlare alcuni dei tecnici che vi hanno lavorato.
L’Area 51, a poco più di un’ora di auto a nord-ovest di Las Vegas in Nevada, è la base aerea della quale il governo non riconosce neanche l’esistenza ma dove gli esperti di Ufo ritengono che siano nascosti, dalla fine degli Anni 40, dischi volanti e corpi di extraterrestri. Le testimonianze di tecnici ed esperti della base lasciano aperta tale ipotesi perché, come dice lo scienziato Stanton Friedman, «c’è una base sotterranea» sotto il sito nucleare Jackass Flats nella quale entrano in pochi e «l’esistenza di segreti governativi è un fatto della vita come tanti altri».
Ciò che accomuna i documenti declassificati è come il personale dell’Area 51 si sia giovato negli anni delle voci sulla presenza di Ufo al fine di celare i progetti che il Pentagono stava realizzando nel massimo della segretezza. Fra questi il primo aereo-razzo degli Stati Uniti, l’X-15, la capsula spaziale Apollo che venne adoperata per raggiungere la Luna e anche i veicoli che servirono ai primi astronauti per atterrare e spostarsi sul Pianeta sconosciuto. In ogni occasione, racconta Thornton Barnes, ex ingegnere dei progetti speciali dell’Area 51, «i veri Ufo eravamo noi» perché i team tecnici lavoravano con la sicurezza che quanto di più anomalo fosse stato osservato da lontano sarebbe stato scambiato per una traccia di esistenza extraterrestre.
«I miti degli Ufo resero molto più agevole il nostro lavoro», ammette Barnes, che ha collaborato anche al progetto A-12 Oxcart che la Cia ha deciso iniziare a svelare ad oltre 50 anni dalla realizzazione. Si tratta di un aereo superveloce Mach-3, che nel bel mezzo della Guerra Fredda venne realizzato dalla Lockheed al termine di una fase di sperimentazione molto lunga e faticosa. Vennero fatti 2850 test di volo con l’impiego di centinaia di tecnici e alla fine il Pentagono riuscì ad avere quanto cercava: un velivolo in grado di viaggiare a 2200 miglia orarie e 30 mila metri di altezza, ovvero l’aereo più veloce del mondo che nessun sistema di sorveglianza dell’Urss sarebbe mai riuscito a intercettare e neanche a vedere.
Barnes, che era un esperto di Mig sovietici, venne scelto dalla Cia per seguire il progetto Oxcart al fine di bucare le difese aeree sovietico e l’intento venne raggiunto a metà degli Anni 60 moltiplicando test di volo talmente anomali da dare l’impressione di essere dei sorvoli di Ufo perché da lontano si vedevano solo lunghe scie di luce che sparivano immediatamente. Poiché Oxcart era un segreto gelosamente custodito da Cia e aviazione, spesso i suoi voli di prova facevano scattare l’allarme Ufo da parte di altre agenzie governative. Oxcart fu in quel periodo un fiore all’occhiello della Difesa americana, confermò di essere un’arma che metteva in difficoltà i sovietici e per l’ex supervisore di voli Harry Martin, che oggi ha 77 anni, coincise con «il periodo più bello della mia carriera» perché fu il frutto del lavoro «del migliore gruppo di persone con le quali abbia mai lavorato». I racconti dei tecnici, che la Cia ha autorizzato a parlare con il «Los Angeles Times», convergono nello spiegare che l’Area 51 servì alla Cia soprattutto per realizzare e testare diverse generazioni di aerei spia destinati a sorvegliare dall’alto il territorio dell’Unione Sovietica dopo l’abbattimento nel 1960 dell’U2 che obbligò a una rapida sostituzione. Il caccia F-117 Stealth, invisibile ai radar e adoperato nei conflitti degli ultimi anni, è il diretto discendente di questa tecnologia.
Fonte: La Stampa
http://www.baab.it/digdug/index.php?mod=read&id=1239703570
ARTICOLI E STUDI SUL FENOMENO UFO
mercoledì 22 aprile 2009
Cina, rilasciato un segreto della Guerra fredda: un UFO si schiantò in Russia nel 1948
Xinhua, l’agenzia di stampa governativa della Cina ha recentemente pubblicato un articolo drammatico, che è stato ripreso in tutta la Cina e che sta creando ondate di “shock” tra i ricercatori UFO della regione. L’articolo afferma che Xinhua ha ricevuto durante la Guerra Fredda, da fonti militari russe, informazioni che riguardavano gli UFO, i quali assieme ai corpi di esseri extraterrestri dovevano essere custoditi in una base “top secret”, di sviluppo e lancio di razzi russi: Kapustin Yar porta il suo nome, regione di Astrakhan. Kapustin Yar, spesso definita la “Roswell russa” è ben nota in Occidente.
I ricercatori UFO hanno ascoltato molte testimonianze che parlavano di recupero di oggetti e corpi extraterrestri, i quali poi trasportati in basi sotterranee della zona. Secondo quanto afferma l’articolo di “Xinhua”, la sera del 19 giugno 1948, i radars militari di Kapustin Yar captarono degli oggetti anomali, viaggiare nello spazio aereo nelle vicinanze. Fu lanciato un aereo da guerra per rilevare visivamente gli oggetti. Il pilota, una volta nelle vicinanze, vide un enorme oggetto, a forma di sigaro di colore argenteo, che era tanto luminoso che il pilota era tanto in difficoltà a vederlo direttamente. Al pilota fu dato l’ordine di abbatterlo, che fu eseguito dopo un pò. Il relitto dell’UFO fu poi trasportato nell’impianto di stoccaggio sotterraneo di Kapustin Yar, per essere poi esaminato.
Corpi di esseri extraterrestri furono trovati all’interno dello scafo danneggiato. Si dice che tutto questo materiale sia ancora custodito nel sottosuolo di Kapustin Yar. L’articolo afferma anche che, molti altri incidenti UFO si sono verificati, con il coinvolgimento dei militari, nelle vicinanze. L’articolo apparso su Xinhua conclude dicendo che “il mondo si sta lentamente svegliando in merito ai grandi segreti che detiene Kapustin Yar. Saranno i suoi segreti, la tanto auspicata “smoking gun” che costringerà gli uomini ad accettare finalmente la realtà della presenza extraterrestre sulla Terra”?
Fonte (in Cinese): http://www.zj.chinanews.com.cn/detail/1109397.shtml - Centro Ufologico Taranto
http://www.baab.it/digdug/index.php?mod=read&id=1239703843
I ricercatori UFO hanno ascoltato molte testimonianze che parlavano di recupero di oggetti e corpi extraterrestri, i quali poi trasportati in basi sotterranee della zona. Secondo quanto afferma l’articolo di “Xinhua”, la sera del 19 giugno 1948, i radars militari di Kapustin Yar captarono degli oggetti anomali, viaggiare nello spazio aereo nelle vicinanze. Fu lanciato un aereo da guerra per rilevare visivamente gli oggetti. Il pilota, una volta nelle vicinanze, vide un enorme oggetto, a forma di sigaro di colore argenteo, che era tanto luminoso che il pilota era tanto in difficoltà a vederlo direttamente. Al pilota fu dato l’ordine di abbatterlo, che fu eseguito dopo un pò. Il relitto dell’UFO fu poi trasportato nell’impianto di stoccaggio sotterraneo di Kapustin Yar, per essere poi esaminato.
Corpi di esseri extraterrestri furono trovati all’interno dello scafo danneggiato. Si dice che tutto questo materiale sia ancora custodito nel sottosuolo di Kapustin Yar. L’articolo afferma anche che, molti altri incidenti UFO si sono verificati, con il coinvolgimento dei militari, nelle vicinanze. L’articolo apparso su Xinhua conclude dicendo che “il mondo si sta lentamente svegliando in merito ai grandi segreti che detiene Kapustin Yar. Saranno i suoi segreti, la tanto auspicata “smoking gun” che costringerà gli uomini ad accettare finalmente la realtà della presenza extraterrestre sulla Terra”?
Fonte (in Cinese): http://www.zj.chinanews.com.cn/detail/1109397.shtml - Centro Ufologico Taranto
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Misteriose presenze in Sicilia
Tratto dal C.R.U.:
Un mio vicino di casa, Alberto C. di anni 54, impiegato statale, ieri mattina mi dice, chiedendomi un colloquio : ’Sicuramente e’ l’unico che, puo’ credere, a quanto mi e’ successo …..’E racconta che, attorno alle cinque del mattino, Alberto venerdi’ 10 aprile, e’ partito per andare nella sua casa di campagna e sistemarla per trascorrervi le festivita’ pasquali con la famiglia e gli amici. Giunto a poco meno di tre chilometri dai colli San Rizzo (Messina), la sua vettura incomincia a perdere improvvisamente “colpi”: con rabbia e la paura di rimanere a piedi e al buio in quella strada isolata, cerca di “scalare la marcia” ma…La vettura si spegne, motore, fari, cellulare, non funzionano……. ! Girando lo sguardo, verso il bosco vede distintamente tre “figure” strane, come fosforescenti che, al limite della boscaglia ed alla distanza di trenta/trentacinque metri lo osservano. Descrive queste figure alte, filiformi e fosforescenti, pare, ma non e’ sicuro, aver notato che gli esseri portassero al polso un largo bracciale di colore arancione. Immobilizzato dalla paura vede le ‘entita’ allontanarsi, dopo averlo tenuto “sotto osservazione” per almeno sei minuti.
La vettura “riparte” da sola, il mio vicino scappa come se la sua jeep, fosse un’auto di formula uno. Alberto e’ una persona serena, e’ conosciuto per il suo carattere tranquillo e questa esperienza lo ha molto provato. Ci chiediamo, cosa c’e’ sulla ss 113 ? Che succede in “quella” strada ?
ETTORE INTERDONATO
CENTRO RICERCHE UFOLOGICHE MESSINA .
http://www.baab.it/digdug/index.php?mod=read&id=1239706562
Un mio vicino di casa, Alberto C. di anni 54, impiegato statale, ieri mattina mi dice, chiedendomi un colloquio : ’Sicuramente e’ l’unico che, puo’ credere, a quanto mi e’ successo …..’E racconta che, attorno alle cinque del mattino, Alberto venerdi’ 10 aprile, e’ partito per andare nella sua casa di campagna e sistemarla per trascorrervi le festivita’ pasquali con la famiglia e gli amici. Giunto a poco meno di tre chilometri dai colli San Rizzo (Messina), la sua vettura incomincia a perdere improvvisamente “colpi”: con rabbia e la paura di rimanere a piedi e al buio in quella strada isolata, cerca di “scalare la marcia” ma…La vettura si spegne, motore, fari, cellulare, non funzionano……. ! Girando lo sguardo, verso il bosco vede distintamente tre “figure” strane, come fosforescenti che, al limite della boscaglia ed alla distanza di trenta/trentacinque metri lo osservano. Descrive queste figure alte, filiformi e fosforescenti, pare, ma non e’ sicuro, aver notato che gli esseri portassero al polso un largo bracciale di colore arancione. Immobilizzato dalla paura vede le ‘entita’ allontanarsi, dopo averlo tenuto “sotto osservazione” per almeno sei minuti.
La vettura “riparte” da sola, il mio vicino scappa come se la sua jeep, fosse un’auto di formula uno. Alberto e’ una persona serena, e’ conosciuto per il suo carattere tranquillo e questa esperienza lo ha molto provato. Ci chiediamo, cosa c’e’ sulla ss 113 ? Che succede in “quella” strada ?
ETTORE INTERDONATO
CENTRO RICERCHE UFOLOGICHE MESSINA .
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Luci nei cieli di Napoli

Riceviamo e pubblichiamo questa segnalazione da una nostra gentile lettrice che ringraziamo:
Napoli, 14 aprile 2009 ore 23.58 circa
Nei pressi del golfo di Miseno, in provincia di Napoli, io ed il mio ragazzo abbiamo avvistato 3 luci rosse disposte geometricamente spostarsi velocemente dall'orizzonte verso l'alto fino ad arrivare sopra le nostre teste... Le luci non si spostavano dalla posizione iniziale e non producevano alcun rumore... Erano troppo vicine per essere aerei, erano fonte di luce quindi non erano nessun riflesso... Poi, sono scomparse nel nulla nel giro di qualche minuto...
Il fenomeno è durato dai 3 ai 4 minuti non di più...
Purtroppo non sono riuscita a scattare alcuna foto, ma posso assicurare che il fenomeno è lo stesso del seguente link (il video e le foto corrispondono perfettamente a ciò che abbiamo visto)
http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_23/arizona_ufo_punti_luminosi_dc9611ac-114d-11dd-b319-00144f486ba6.shtml
il Dipartimento Trasporti: «Nulla di sospetto notato sui nostri radar»
Luci nel cielo in Arizona: è psicosi Ufo
Quattro strani punti luminosi di colore rosso sono rimasti allineati in diverse formazioni per una decina di minuti
PHOENIX - Quattro punti luminosi comparsi nel cielo notturno di Phoenix hanno messo in subbuglio ufologi e migliaia di appassionati di fantascienza. Gli avvistamenti, documentati da foto e video amatoriali (guarda il video), ricordano in maniera impressionante la serie di luci misteriose apparse del deserto dell'Arizona undici anni fa, e mai decifrate.
TAM TAM - Quattro strani punti luminosi e di colore rosso sono rimasti allineati in diverse formazioni per una decina di minuti lunedì sera, verso le 20 ora locale. Hanno formato una linea verticale; una sagoma di rombo; un triangolo; una «u» e dopo pochi minuti si sono mossi a gran velocità da sinistra a destra, prima di sparire una a una. Questo il racconto fatto da alcuni testimoni al quotidiano The Arizona Republic. «Ho visto le quattro luci comparire. Sono giunte al di sopra delle nostre teste in formazione ma poi si sono spostate in diverse posizioni di manovra». Diverse persone hanno immortalato gli oggetti in cielo con i loro telefonini o con delle videocamere; i filmati sono finiti poi nei tg delle tv locali e su molti siti d'informazione. Il tam tam mediatico sulla stampa Usa ha avuto inizio dopo che il singolare evento è stato la notizia d'apertura del cliccatissimo Drudgereport.com.
MILITARI - Ciononostante, il fenomeno di inizio settimana rimane un mistero. Anche per le autorità militari. Il Comando di Difesa Aerospaziale degli Usa ha dichiarato tramite un suo portavoce di non sapere da dove siano arrivate queste luci. «Nulla di sospetto è stato notato sui nostri radar di Sky Harbor» ha detto Ian Gregor del Dipartimento dei Trasporti statunitense a Arizona Republic, aggiungendo che «l'agenzia non prevede di investigare sulla vicenda». I cittadini della Valley of the Sun riferiscono però di aver notato chiaramente che la velocità e l'agilità degli oggetti avvistati era molto diversa da possibili ipotesi di aerei o altri velivoli militari. Secondo altri la spiegazione potrebbe essere molto più semplice: un uomo della zona ha dichiarato mercoledì alla tv locale KTVK-TV di essere l'autore di quello che molti hanno considerato un inspiegabile fenomeno extraterrestre. Lino Mailo ha detto di aver visto il suo vicino di casa lanciare in aria nella serata di lunedì alcuni banalissimi palloni gonfiati con l'elio.
PRECEDENTI - Ogni anno in quest'area ci sono migliaia di segnalazioni Ufo. Stavolta però il mistero s'infittisce, anche perché proprio da queste parti il 13 marzo del 1997 avvenne uno dei più spettacolari avvistamenti Ufo nella storia - un evento che viene usualmente chiamato il «caso delle Luci di Phoenix». Una serie di oggetti luminosi a forma romboidale hanno navigato silenziosamente sopra Squaw Peak, la montagna di Phoenix, e sono rimasti visibili molto a lungo. Le videro in migliaia. Secondo gli esperti quelle luci - che furono anche fotografate - non potevano essere aerei, elicotteri, stelle o meteoriti cadenti e neppure riflessi di una qualche natura geofisica. Nel luglio dell'anno scorso sopra i cieli inglesi cinque oggetti luminosi hanno fatto la loro comparsa di notte e mobilitato l'attenzione di centinaia di abitanti a Stratford-Upon-Avon, la cittadina natale di William Shakespeare. Per i più scettici si trattava semplicemente di palloni aerostatici, fuochi d'artificio o lanterne lanciate da un vicino campo da rugby: molte delle persone che hanno immortalato l'oggetto volante non identificato con i loro cellulari hanno tuttavia giurato si trattasse di un fenomeno extraterrestre.
Elmar Burchia
23 aprile 2008
http://www.baab.it/digdug/index.php?mod=read&id=1239790155
L'ex astronauta Edgar Mitchell torna a parlare di UFO
ASCA) - Roma, 21 apr - Gli extraterrestri esistono, ma Stati Uniti e governi di altri paesi tengono nascosta la verita'.
Parola dell'ex astronauta americano Edgar Mitchell, che partecipo' alla missione lunare Apollo 14 del 1971, che ne ha parlato alla quinta edizione della X-Conference, un meeting organizzato dagli appassionati di Ufo e da ricercatori che studiano la possibilita' di esistenza di forme di vita aliene.
''Non siamo soli nell'universo'', ha detto Mitchell, secondo quanto riporta un servizio della Cnn. ''Il nostro destino, secondo la mia opinione, e' quello di diventare parte di una comunita' planetaria. Dovremmo prepararci ad andare oltre il nostro pianeta e oltre il nostri sistema solare per scoprire cosa c'e' davvero la' fuori''.
Mitchell e' cresciuto a Roswell, nel New Mexico, luogo dove secondo la leggenda si sarebbe schiantato un Ufo nel 1947. I residenti della zona, secondo quanto ha raccontato oggi l'ex astronauta, furono costretti al silenzio ''dalle autorita' militari'' che li minacciarono di ''gravi conseguenze'' se avessero parlato. Ma i cittadini, ha aggiunto Mitchell, non volevano portarsi il segreto nella tomba. ''Volevano dirlo a qualcuno di affidabile e lo hanno detto a me, che ero uno della zona ed ero stato sulla luna''.
Dieci anni fa, ha rivelato ancora Mitchell, l'ex astronauta fu ricevuto al Pentagono per discutere della vicenda ed un ammiraglio gli confermo' la storia, promettendogli che la verita' sarebbe stata presto rivelata all'opinione pubblica. Lo stesso ufficiale, ha detto ancora Mitchell, adesso invece nega. ''Consiglio a coloro che hanno dei dubbi di leggere libri e tutto quello che si e' scritto per cercare di capire cosa e' veramente successo. Perche' non c'e' dubbio che noi siamo stati visitati dagli extraterrestri''.
Un portavoce della Nasa, Michael Cabbage, ha seccamente smentito ogni copertura. ''La Nasa non cerca gli Ufo, la Nasa non e' coinvolta in nessuna copertura a proprosito della vita aliena su questo pianeta, ne' altrove, in nessun periodo storico''.
La storia di Roswell risale al 3 luglio del 1947, quando il proprietario di un ranch trovo' sui suoi terreni dei resti metallici. L'aeronatica militare statunitense parlo' prima di un incidente che aveva coinvolto un ''disco volate'' e poi modifico' la sua versione riferendo che il misterioso oggetto caduto a Roswell era un pallone sonda che svolgeva rilevamenti sulla situazione meteorologica. Dopo questo episodio, le autorita' americane cominciarono a smentire duramente ogni notizia di avvistamento di Ufo, atteggiamento che gli ufologi ritengono dettato dalla necessita' di nascondere la verita'.
Fonte: /www.asca.it/
Postato Mercoledi 22 Aprile 2009 - 13:16 (letto 74 volte)
http://www.baab.it/digdug/index.php?mod=read&id=1240398982
Parola dell'ex astronauta americano Edgar Mitchell, che partecipo' alla missione lunare Apollo 14 del 1971, che ne ha parlato alla quinta edizione della X-Conference, un meeting organizzato dagli appassionati di Ufo e da ricercatori che studiano la possibilita' di esistenza di forme di vita aliene.
''Non siamo soli nell'universo'', ha detto Mitchell, secondo quanto riporta un servizio della Cnn. ''Il nostro destino, secondo la mia opinione, e' quello di diventare parte di una comunita' planetaria. Dovremmo prepararci ad andare oltre il nostro pianeta e oltre il nostri sistema solare per scoprire cosa c'e' davvero la' fuori''.
Mitchell e' cresciuto a Roswell, nel New Mexico, luogo dove secondo la leggenda si sarebbe schiantato un Ufo nel 1947. I residenti della zona, secondo quanto ha raccontato oggi l'ex astronauta, furono costretti al silenzio ''dalle autorita' militari'' che li minacciarono di ''gravi conseguenze'' se avessero parlato. Ma i cittadini, ha aggiunto Mitchell, non volevano portarsi il segreto nella tomba. ''Volevano dirlo a qualcuno di affidabile e lo hanno detto a me, che ero uno della zona ed ero stato sulla luna''.
Dieci anni fa, ha rivelato ancora Mitchell, l'ex astronauta fu ricevuto al Pentagono per discutere della vicenda ed un ammiraglio gli confermo' la storia, promettendogli che la verita' sarebbe stata presto rivelata all'opinione pubblica. Lo stesso ufficiale, ha detto ancora Mitchell, adesso invece nega. ''Consiglio a coloro che hanno dei dubbi di leggere libri e tutto quello che si e' scritto per cercare di capire cosa e' veramente successo. Perche' non c'e' dubbio che noi siamo stati visitati dagli extraterrestri''.
Un portavoce della Nasa, Michael Cabbage, ha seccamente smentito ogni copertura. ''La Nasa non cerca gli Ufo, la Nasa non e' coinvolta in nessuna copertura a proprosito della vita aliena su questo pianeta, ne' altrove, in nessun periodo storico''.
La storia di Roswell risale al 3 luglio del 1947, quando il proprietario di un ranch trovo' sui suoi terreni dei resti metallici. L'aeronatica militare statunitense parlo' prima di un incidente che aveva coinvolto un ''disco volate'' e poi modifico' la sua versione riferendo che il misterioso oggetto caduto a Roswell era un pallone sonda che svolgeva rilevamenti sulla situazione meteorologica. Dopo questo episodio, le autorita' americane cominciarono a smentire duramente ogni notizia di avvistamento di Ufo, atteggiamento che gli ufologi ritengono dettato dalla necessita' di nascondere la verita'.
Fonte: /www.asca.it/
Postato Mercoledi 22 Aprile 2009 - 13:16 (letto 74 volte)
http://www.baab.it/digdug/index.php?mod=read&id=1240398982
domenica 27 luglio 2008
LA NASA COMPIE 50 ANNI
TECNOLOGIA & SCIENZA
Ecco la storia di un successo - culminato con l'arrivo dell'uomo
sulla Luna - costruito "malgrado tutto". Ed ecco ciò che ne resta
Nasa, la leggenda contromano
festeggia il mezzo secolo
dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI
WASHINGTON - Erano le 16 e 44 minuti (e 34 secondi, per essere pignoli) del 6 dicembre 1957 a Cape Canaveral in Florida quando "mission control" accese la miscela esplosiva di ossigeno liquido, kerosene e azoto contenuta nel primo stadio dei missile Vanguard, al quale l'America aveva affidato la speranza di portare in orbita il "pompelmo", come era stato soprannominato il piccolo satellite montato sul suo naso.
Sotto lo sguardo del presidente Eisenhower e del mondo, collegati in diretta televisiva, il motore del primo stadio si accese disciplinatamente e dopo 24 secondi esplose. Il suo viaggio per lanciare il primo satellite artificiale americano, per dare la risposta del "mondo libero" allo Sputnik del Cremlino, era stato esattamente di quattro piedi, un metro e venti, la più breve avventura spaziale nella storia dell'astronautica. I giornali ebbero vita facile a ridere amaro. Lo Sputnik mancato fu ribattezzato "kaputnik" e "flopnik".
Kruschev sghignazzò felice. Eisenhower ebbe una dei suoi leggendari attacchi di collera, frequenti dietro la facciata stoica del vecchio generale che aveva guidato gli Alleati sulle spiagge della Normandia. Un uomo soltanto sorrise compiaciuto quel giorno da lontano: dal suo ufficio nel centro di ricerche missilistiche in Alabama. Era un ancora giovane ingegnere tedesco di quarantacinque anni, un uomo che aveva indossato l'uniforme nera con le teste di morto delle Ss, il padre di quelle armi della vendetta nazista, le V1 e le V2, che erano state fabbricate dagli schiavi deportati dall'Europa occupata ed erano piovute per mesi sulla testa di innocenti londinesi.
La fantastica lavatrice della Guerra Fredda lo aveva ripulito, smacchiato, candeggiato e naturalizzato americano, perché lui e lui solo, Wehrner Von Braun aveva il missile giusto, il progetto migliore, la chiave che avrebbe aperto per l'America le porte del cielo.
Otto mesi dopo il flop del pompelmo a Cape Canaveral, quando Dwight "Ike" Eisenhower avrebbe firmato il 29 luglio del 1958 l'atto di nascita della National Aeronautics and Space Administration, la Nasa, l'agenzia spaziale americana creata con il compito di raccogliere e coordinare i rottami e gli spezzoni dei programmi e progetti spaziali rivali, sarebbe stato lui, Von Braun, che l'avrebbe trasformata nella dominante e irraggiungibile "vergine delle stelle", nella apparentemente infallibile dominatrice della corsa alla spazio che, appena dodici anni dopo il "flopnik" avrebbe portato noi uomini sulla Luna e volenterosi robot su Marte a scoprire l'ipotesi della vita oltre la Terra.
Cinquant'anni di esistenza, per la già infallibile ragazzona oggi guardata come una signora piuttosto sfiorita e fin troppo navigata, danno la misura insieme di quanto rapida e travolgente sia stata quella corsa al controllo scientifico, ma in realtà politico, ideologico e militare, del vuoto oltre la nostra atmosfera e del sistema solare. Un mezzo secolo di esistenza che ha riconfermato, passando dalla vergogna del volo di un metro e venti al progetto di stabilire colonie umane permanenti sulla Luna e su Marte, l'opinione che un grande conoscitore dell'America come Winston Churchill aveva espresso: "Si può sempre contare sul fatto che gli americani facciano tutte le cose sbagliate prima di fare quella giusta".
È quasi impossibile, oggi, mentre l'ex Unione Sovietica sembra più impegnata a rastrellare club di calcio e a ricattare i consumatori del suo petrolio, e l'ultimo veicolo per i viaggi orbitali, lo Shuttle, si prepara al pensionamento definitivo tra poco più di un anno, rivivere il senso di sconfitta storica e di panico che attanagliava l'America in quella fine degli anni Cinquanta e in quei primi anni Sessanta.
L'Unione Sovietica di Nikita Kruschev e poi di Brezhnev e di Kosygin semplicemente dominava lo spazio, con una serie di primati che un testimone impeccabile come Neil Armstrong ha elencato nella sua prefazione alle memorie del collega Scott e del russo Leonov, Le due facce della Luna: primo satellite in orbita, lo Sputnik del 1957, visibile a occhio nudo; primi nel lancio (e nel martirio) di una creatura vivente, la cagnetta Laika; primi nel volo di un cosmonauta, Yuri Gagarin; primi nelle passeggiate spaziali, con Alexei Leonov; primi nel mandare una donna in orbita; primi nel lanciare un equipaggio multiplo; primi nel raggiungere la Luna, Venere e Marte con sonde.
Ma la Nasa aveva in Von Braun il motore, in John F Kennedy il carburante e nella competizione con i sovietici quello stimolo che sempre questa nazione richiede per scuotersi dal proprio torpore autocompiaciuto. Con una curiosa combinazione esclusiva di massoni ed ex nazisti al proprio vertice amministrativo e progettuale, da Von Braun al direttore James Webb (Aldrin indossava e mostrava orgogliosamente l'anello della Massoneria in ogni foto ufficiale, spesso tagliato o cancellato dai ritoccatori della Nasa), la trasformazione dal dilettantismo dei primi passi alla ferrea, tedesca organizzazione dello sforzo che portò Armstrong e Buzz Aldrin nel Mare della Tranquillità il 20 luglio del 1969 fu sbalorditiva.
Paragonabile soltanto, per impegno, fissazione ed entusiasmo popolare, al "Progetto Manhattan" che in quattro anni, con centotrentamila addetti e un costo di trenta miliardi di dollari al valore attuale, produsse la prima arma atomica. O alla grande mobilitazione industriale e umana del dopo Pearl Harbor, quando l'America passò da un risibile esercito addestrato con manici di scopa per mancanza di fucili alla macchina irresistibile che sapeva costruire mercantili "Liberty" in ventiquattro ore, da zero.
Oggi, cinquant'anni dopo, mentre i diciotto miliardi di dollari stanziati dal Congresso per il bilancio 2008 sembrano destinati a tenere in funzione centri e basi per compiacere senatori e deputati, e il Saturno V, il vettore dell'Apollo, arrugginisce come una balena in secca sulle spiagge di Cape Canaveral, ricordare il valore e il significato dell'epoca d'oro della "vergine dello spazio" negli anni Sessanta richiede uno sforzo di immaginazione storica, anche per chi quegli anni visse e conobbe.
La irresistibile ascesa della Nasa, dalle ceneri dei primi flop alla commozione globale per l'orma di Armstrong sulla Luna, avvenne volando controvento rispetto agli umori e allo spirito del tempo in quella decade. Le capsule Mercury dei primi lanci, il successo del primo volo orbitale di John Glenn, la temerarietà del progetto Apollo, la tragedia dei tre astronauti arsi vivi nell'incendio di Apollo I, il dramma vissuto in diretta di Apollo XIII, viaggiarono contromano sulla strada di una nazione che attraversava il buio degli assassinii politici, del Vietnam, del Sessantotto, della violenza e della demoralizzazione.
La Nasa non portò l'America sulla Luna. Riportò la Luna in America, compiendo quel fantastico "stunt", quel numero tecno-politico-propagandistico che le restituì il senso della propria primazia globale, ammaccato dagli Sputnik, tarlato dalla guerra in Vietnam e sforacchiato dai proiettili che proprio in quegli anni abbattevano due Kennedy e due leader dei diritti civili come Malcolm X e Martin Luther King.
Talmente incomprensibile fu questa capacità di essere meravigliosa e perfetta nel tempo della confusione e della imperfezione, che i suoi successi generarono sospetti, teorie, accuse di manipolazioni. Dal giorno in cui, settantadue ore dopo lo sbarco sulla Luna, un misterioso personaggio con occhiali neri e spolverino da C'era una volta il West girava nella sala stampa del Jet Propulsion di Pasadena, il centro di ricerca e controllo che Nasa e il Politecnico della California, Caltech, dividono, distribuendo un comunicato stampa per avvertire che l'allunaggio era pura fiction e gli "astronauti" erano "allunati" nel deserto Mojave, in California, i patiti del complotto resistono.
Esiste addirittura un'ampia letteratura di chi pensa il contrario, che le sonde e gli uomini della Nasa abbiano scoperto segni stupefacenti di civiltà scomparse, strutture, piramidi corrose, addirittura città morte e manufatti che i dirigenti nascondono truccando le foto e fingendo guasti, perché noi umani non saremmo ancora pronti per confrontarci con la realtà di un universo abitato da altre creature. Una famosa frase del riservatissimo Neil Armstrong, che a settantotto anni di età continua a vivere nel silenzio, ha sempre alimentato il dubbio che la Nasa sappia assai più di quello che dice o fa vedere: "Ci sono là fuori cose meravigliose e sbalorditive, se soltanto sapessimo togliere i veli dalla verità".
Ma il problema della Nasa non è quello di mentirci su scoperte ancora impronunciabili, che potrebbero, al contrario, servire a eccitare il popolo dei cittadini, dunque dei contribuenti. È semmai quello di convincere presidenti, parlamenti, pubblico, che la sua missione è ancora rilevante per il futuro dell'America e dell'umanità e che un'agenzia di stato come essa è può fare di più e di meglio di quanto i privati, che oggi vogliono partecipare all'esplorazione extra planetaria, saprebbero fare. La "presunzione di infallibilità" che l'aveva accompagnata negli anni Sessanta è finita con la doppia catastrofe delle navette Challenger e Columbia, divorate in diretta televisiva al decollo e al ritorno.
I piani per la colonizzazione della Luna nel 2020, e poi di Marte, richiedono investimenti di entusiasmo popolare e di tesoro pubblico che i preventivi - sempre sbagliati per difetto - neppure riescono a immaginare, e anche la stazione spaziale orbitante, la base permanente oltre l'atmosfera, è stata progressivamente ridimensionata nelle ambizioni e nella funzioni.
Potranno essere i cinesi, che hanno cominciato a graffiare lo spazio con i loro primi lanci, o gli indiani a riaccendere l'ansia e l'orgoglio nazionalistici di mezzo secolo fa? Sarà qualche rivelazione sconvolgente arrivata da Marte, dove ci vengono mostrati dettagli appetitosi ma non convincenti di possibile vita elementare? Per ora, nonostante i suoi successi occasionali con le sonde automatiche, con il sempre stupendo telescopio spaziale Hubble, e in vista della fine degli Shuttle per i quali non ci sono successori pronti, la Nasa sembra tornata alla fatica del piccolo quotidiano lavoro sperimentale.
In questi giorni, è impegnata in una campagna per la raccolta di pipì, chiedendo ai volontari secchi di urina per studiare come eliminarla nelle lunghe permanenze future sui pianeti, e non si chiede più se in cielo si veda Dio, come i primi cosmonauti e astronauti si sentivano domandare. Ma come maschi e femmine possano stabilire relazioni e far all'amore senza finire a botte di giroscopi in testa per gelosia e rivalità, confinati per mesi e anni dentro astronavi e basi sigillate. E se parlare di pipì e di sesso nello spazio può sembrare umiliante ancor più del "flopnik" del Vanguard, è in questa riduzione dello spazio a problemi quotidiani e umanissimi che sta la prova del successo della Nasa. Colei che ha saputo in cinquant'anni rendere possibile l'inimmaginabile e normale come un vasino da notte ciò che era fantascientifico.
(27 luglio 2008)
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/nasa/zucconi-27lug/zucconi-27lug.html
Ecco la storia di un successo - culminato con l'arrivo dell'uomo
sulla Luna - costruito "malgrado tutto". Ed ecco ciò che ne resta
Nasa, la leggenda contromano
festeggia il mezzo secolo
dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI
WASHINGTON - Erano le 16 e 44 minuti (e 34 secondi, per essere pignoli) del 6 dicembre 1957 a Cape Canaveral in Florida quando "mission control" accese la miscela esplosiva di ossigeno liquido, kerosene e azoto contenuta nel primo stadio dei missile Vanguard, al quale l'America aveva affidato la speranza di portare in orbita il "pompelmo", come era stato soprannominato il piccolo satellite montato sul suo naso.
Sotto lo sguardo del presidente Eisenhower e del mondo, collegati in diretta televisiva, il motore del primo stadio si accese disciplinatamente e dopo 24 secondi esplose. Il suo viaggio per lanciare il primo satellite artificiale americano, per dare la risposta del "mondo libero" allo Sputnik del Cremlino, era stato esattamente di quattro piedi, un metro e venti, la più breve avventura spaziale nella storia dell'astronautica. I giornali ebbero vita facile a ridere amaro. Lo Sputnik mancato fu ribattezzato "kaputnik" e "flopnik".
Kruschev sghignazzò felice. Eisenhower ebbe una dei suoi leggendari attacchi di collera, frequenti dietro la facciata stoica del vecchio generale che aveva guidato gli Alleati sulle spiagge della Normandia. Un uomo soltanto sorrise compiaciuto quel giorno da lontano: dal suo ufficio nel centro di ricerche missilistiche in Alabama. Era un ancora giovane ingegnere tedesco di quarantacinque anni, un uomo che aveva indossato l'uniforme nera con le teste di morto delle Ss, il padre di quelle armi della vendetta nazista, le V1 e le V2, che erano state fabbricate dagli schiavi deportati dall'Europa occupata ed erano piovute per mesi sulla testa di innocenti londinesi.
La fantastica lavatrice della Guerra Fredda lo aveva ripulito, smacchiato, candeggiato e naturalizzato americano, perché lui e lui solo, Wehrner Von Braun aveva il missile giusto, il progetto migliore, la chiave che avrebbe aperto per l'America le porte del cielo.
Otto mesi dopo il flop del pompelmo a Cape Canaveral, quando Dwight "Ike" Eisenhower avrebbe firmato il 29 luglio del 1958 l'atto di nascita della National Aeronautics and Space Administration, la Nasa, l'agenzia spaziale americana creata con il compito di raccogliere e coordinare i rottami e gli spezzoni dei programmi e progetti spaziali rivali, sarebbe stato lui, Von Braun, che l'avrebbe trasformata nella dominante e irraggiungibile "vergine delle stelle", nella apparentemente infallibile dominatrice della corsa alla spazio che, appena dodici anni dopo il "flopnik" avrebbe portato noi uomini sulla Luna e volenterosi robot su Marte a scoprire l'ipotesi della vita oltre la Terra.
Cinquant'anni di esistenza, per la già infallibile ragazzona oggi guardata come una signora piuttosto sfiorita e fin troppo navigata, danno la misura insieme di quanto rapida e travolgente sia stata quella corsa al controllo scientifico, ma in realtà politico, ideologico e militare, del vuoto oltre la nostra atmosfera e del sistema solare. Un mezzo secolo di esistenza che ha riconfermato, passando dalla vergogna del volo di un metro e venti al progetto di stabilire colonie umane permanenti sulla Luna e su Marte, l'opinione che un grande conoscitore dell'America come Winston Churchill aveva espresso: "Si può sempre contare sul fatto che gli americani facciano tutte le cose sbagliate prima di fare quella giusta".
È quasi impossibile, oggi, mentre l'ex Unione Sovietica sembra più impegnata a rastrellare club di calcio e a ricattare i consumatori del suo petrolio, e l'ultimo veicolo per i viaggi orbitali, lo Shuttle, si prepara al pensionamento definitivo tra poco più di un anno, rivivere il senso di sconfitta storica e di panico che attanagliava l'America in quella fine degli anni Cinquanta e in quei primi anni Sessanta.
L'Unione Sovietica di Nikita Kruschev e poi di Brezhnev e di Kosygin semplicemente dominava lo spazio, con una serie di primati che un testimone impeccabile come Neil Armstrong ha elencato nella sua prefazione alle memorie del collega Scott e del russo Leonov, Le due facce della Luna: primo satellite in orbita, lo Sputnik del 1957, visibile a occhio nudo; primi nel lancio (e nel martirio) di una creatura vivente, la cagnetta Laika; primi nel volo di un cosmonauta, Yuri Gagarin; primi nelle passeggiate spaziali, con Alexei Leonov; primi nel mandare una donna in orbita; primi nel lanciare un equipaggio multiplo; primi nel raggiungere la Luna, Venere e Marte con sonde.
Ma la Nasa aveva in Von Braun il motore, in John F Kennedy il carburante e nella competizione con i sovietici quello stimolo che sempre questa nazione richiede per scuotersi dal proprio torpore autocompiaciuto. Con una curiosa combinazione esclusiva di massoni ed ex nazisti al proprio vertice amministrativo e progettuale, da Von Braun al direttore James Webb (Aldrin indossava e mostrava orgogliosamente l'anello della Massoneria in ogni foto ufficiale, spesso tagliato o cancellato dai ritoccatori della Nasa), la trasformazione dal dilettantismo dei primi passi alla ferrea, tedesca organizzazione dello sforzo che portò Armstrong e Buzz Aldrin nel Mare della Tranquillità il 20 luglio del 1969 fu sbalorditiva.
Paragonabile soltanto, per impegno, fissazione ed entusiasmo popolare, al "Progetto Manhattan" che in quattro anni, con centotrentamila addetti e un costo di trenta miliardi di dollari al valore attuale, produsse la prima arma atomica. O alla grande mobilitazione industriale e umana del dopo Pearl Harbor, quando l'America passò da un risibile esercito addestrato con manici di scopa per mancanza di fucili alla macchina irresistibile che sapeva costruire mercantili "Liberty" in ventiquattro ore, da zero.
Oggi, cinquant'anni dopo, mentre i diciotto miliardi di dollari stanziati dal Congresso per il bilancio 2008 sembrano destinati a tenere in funzione centri e basi per compiacere senatori e deputati, e il Saturno V, il vettore dell'Apollo, arrugginisce come una balena in secca sulle spiagge di Cape Canaveral, ricordare il valore e il significato dell'epoca d'oro della "vergine dello spazio" negli anni Sessanta richiede uno sforzo di immaginazione storica, anche per chi quegli anni visse e conobbe.
La irresistibile ascesa della Nasa, dalle ceneri dei primi flop alla commozione globale per l'orma di Armstrong sulla Luna, avvenne volando controvento rispetto agli umori e allo spirito del tempo in quella decade. Le capsule Mercury dei primi lanci, il successo del primo volo orbitale di John Glenn, la temerarietà del progetto Apollo, la tragedia dei tre astronauti arsi vivi nell'incendio di Apollo I, il dramma vissuto in diretta di Apollo XIII, viaggiarono contromano sulla strada di una nazione che attraversava il buio degli assassinii politici, del Vietnam, del Sessantotto, della violenza e della demoralizzazione.
La Nasa non portò l'America sulla Luna. Riportò la Luna in America, compiendo quel fantastico "stunt", quel numero tecno-politico-propagandistico che le restituì il senso della propria primazia globale, ammaccato dagli Sputnik, tarlato dalla guerra in Vietnam e sforacchiato dai proiettili che proprio in quegli anni abbattevano due Kennedy e due leader dei diritti civili come Malcolm X e Martin Luther King.
Talmente incomprensibile fu questa capacità di essere meravigliosa e perfetta nel tempo della confusione e della imperfezione, che i suoi successi generarono sospetti, teorie, accuse di manipolazioni. Dal giorno in cui, settantadue ore dopo lo sbarco sulla Luna, un misterioso personaggio con occhiali neri e spolverino da C'era una volta il West girava nella sala stampa del Jet Propulsion di Pasadena, il centro di ricerca e controllo che Nasa e il Politecnico della California, Caltech, dividono, distribuendo un comunicato stampa per avvertire che l'allunaggio era pura fiction e gli "astronauti" erano "allunati" nel deserto Mojave, in California, i patiti del complotto resistono.
Esiste addirittura un'ampia letteratura di chi pensa il contrario, che le sonde e gli uomini della Nasa abbiano scoperto segni stupefacenti di civiltà scomparse, strutture, piramidi corrose, addirittura città morte e manufatti che i dirigenti nascondono truccando le foto e fingendo guasti, perché noi umani non saremmo ancora pronti per confrontarci con la realtà di un universo abitato da altre creature. Una famosa frase del riservatissimo Neil Armstrong, che a settantotto anni di età continua a vivere nel silenzio, ha sempre alimentato il dubbio che la Nasa sappia assai più di quello che dice o fa vedere: "Ci sono là fuori cose meravigliose e sbalorditive, se soltanto sapessimo togliere i veli dalla verità".
Ma il problema della Nasa non è quello di mentirci su scoperte ancora impronunciabili, che potrebbero, al contrario, servire a eccitare il popolo dei cittadini, dunque dei contribuenti. È semmai quello di convincere presidenti, parlamenti, pubblico, che la sua missione è ancora rilevante per il futuro dell'America e dell'umanità e che un'agenzia di stato come essa è può fare di più e di meglio di quanto i privati, che oggi vogliono partecipare all'esplorazione extra planetaria, saprebbero fare. La "presunzione di infallibilità" che l'aveva accompagnata negli anni Sessanta è finita con la doppia catastrofe delle navette Challenger e Columbia, divorate in diretta televisiva al decollo e al ritorno.
I piani per la colonizzazione della Luna nel 2020, e poi di Marte, richiedono investimenti di entusiasmo popolare e di tesoro pubblico che i preventivi - sempre sbagliati per difetto - neppure riescono a immaginare, e anche la stazione spaziale orbitante, la base permanente oltre l'atmosfera, è stata progressivamente ridimensionata nelle ambizioni e nella funzioni.
Potranno essere i cinesi, che hanno cominciato a graffiare lo spazio con i loro primi lanci, o gli indiani a riaccendere l'ansia e l'orgoglio nazionalistici di mezzo secolo fa? Sarà qualche rivelazione sconvolgente arrivata da Marte, dove ci vengono mostrati dettagli appetitosi ma non convincenti di possibile vita elementare? Per ora, nonostante i suoi successi occasionali con le sonde automatiche, con il sempre stupendo telescopio spaziale Hubble, e in vista della fine degli Shuttle per i quali non ci sono successori pronti, la Nasa sembra tornata alla fatica del piccolo quotidiano lavoro sperimentale.
In questi giorni, è impegnata in una campagna per la raccolta di pipì, chiedendo ai volontari secchi di urina per studiare come eliminarla nelle lunghe permanenze future sui pianeti, e non si chiede più se in cielo si veda Dio, come i primi cosmonauti e astronauti si sentivano domandare. Ma come maschi e femmine possano stabilire relazioni e far all'amore senza finire a botte di giroscopi in testa per gelosia e rivalità, confinati per mesi e anni dentro astronavi e basi sigillate. E se parlare di pipì e di sesso nello spazio può sembrare umiliante ancor più del "flopnik" del Vanguard, è in questa riduzione dello spazio a problemi quotidiani e umanissimi che sta la prova del successo della Nasa. Colei che ha saputo in cinquant'anni rendere possibile l'inimmaginabile e normale come un vasino da notte ciò che era fantascientifico.
(27 luglio 2008)
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/nasa/zucconi-27lug/zucconi-27lug.html
UFO: astronauta NASA ne conferma l'esistenza
sabato 26 luglio 2008
UFO: astronauta NASA ne conferma l'esistenza
Gli alieni ci visitano da parecchio tempo e le istituzioni stanno tenendo tutto nascosto, anche se ormai una rivelazione pubblica sembra essere imminente.
Lui, Edgar Mitchell, pilota della missione NASA sulla Luna con l'Apollo 14 nel 1971, sembra esserne assolutamente convinto, tanto da riuscire a turbare con le sue affermazioni anche il suo interlocutore radiofonico, Nick Margerrison, durante una intervista su Kerrang! Radio.
Una carriera di tutto rispetto, che gli ha garantito accesso anche ad informazioni che vengono a quanto pare tenute nascoste da almeno 60 anni in ambienti militari e governativi.
Nonostante in interviste passate l'astronauta si sia lasciato andare ad affermazioni possibilistiche sulla esistenza di extra-terrestri nei nostri cieli e di un cover-up istituzionale, questa volta sembra non avere più peli sulla lingua e si espone con rivelazioni clamorose, soprattutto considerando la sua esperienza e credibilità.
Edgar Mitchell infatti non è solo un pilota e astronauta dal 1966, ma ha anche conseguito una Laurea in Ingegneria Aeronautica e un Dottorato in Aeronautica e Astronautica.
Lo scienziato americano era già al corrente delle innumerevoli visite degli ufo alla Terra durante il suo ingaggio alla NASA, ma puntualmente queste venivano tenute nascoste.
A quanto pare gli alieni non hanno intenzioni ostili, altrimenti ci avrebbero già spazzato via, considerato che la nostra tecnologia non si avvicina neanche lontanamente a quella dei visitatori extra-terrestri.
Delle fonti interne alla NASA, che hanno avuto contatti con gli alieni, li definirebbero molto simili a quelli dell'immaginario collettivo, quindi con corpo esile, testa e occhi molto grandi.
"Sono stato abbastanza privilegiato da sapere con certezza, - afferma senza ombra di dubbio Mitchell - che siamo stati visitati sulla Terra e che gli ufo sono un fenomeno reale.".
'E' stato tenuto segreto dai nostri governi per circa 60 anni - prosegue l'astronauta - ma lentamente le informazioni stanno sfuggendo al controllo e alcuni di noi sono stati abbastanza fortunati da essere stati informati su alcuni eventi.".
"Si sta verificando finalmente una sorta di apertura. Credo che ci stiamo avvicinando ad una rivelazione ufficiale e molte organizzazioni si stanno già muovendo in questa direzione.".
Tra le tante affermazioni "forti" dell'ex-pilota, la conferma sul caso Roswell ed altri casi similari che sono ancora sotto investigazione e che anche altri coinvolti negli atterraggi sulla luna sono al corrente di come stanno le cose realmente.
Un portavoce della NASA, a seguito di questa intervista, ha ribadito che l'Agenzia non segue gli ufo e non è coinvolta in nessun tipo di occultamento di informazioni riguardanti la vita aliena sulla Terra o altrove nell'universo.".
'Il Dr Mitchell è un grande americano, - si è affrettata a smentire l'agenzia spaziale americana - ma noi non condividiamo le sue idee su queste tematiche.".
Fonte: Terni In Rete
http://www.nonsoloaerei.net/2008/07/ufo-astronauta-nasa-ne-conferma.html
UFO: astronauta NASA ne conferma l'esistenza
Gli alieni ci visitano da parecchio tempo e le istituzioni stanno tenendo tutto nascosto, anche se ormai una rivelazione pubblica sembra essere imminente.
Lui, Edgar Mitchell, pilota della missione NASA sulla Luna con l'Apollo 14 nel 1971, sembra esserne assolutamente convinto, tanto da riuscire a turbare con le sue affermazioni anche il suo interlocutore radiofonico, Nick Margerrison, durante una intervista su Kerrang! Radio.
Una carriera di tutto rispetto, che gli ha garantito accesso anche ad informazioni che vengono a quanto pare tenute nascoste da almeno 60 anni in ambienti militari e governativi.
Nonostante in interviste passate l'astronauta si sia lasciato andare ad affermazioni possibilistiche sulla esistenza di extra-terrestri nei nostri cieli e di un cover-up istituzionale, questa volta sembra non avere più peli sulla lingua e si espone con rivelazioni clamorose, soprattutto considerando la sua esperienza e credibilità.
Edgar Mitchell infatti non è solo un pilota e astronauta dal 1966, ma ha anche conseguito una Laurea in Ingegneria Aeronautica e un Dottorato in Aeronautica e Astronautica.
Lo scienziato americano era già al corrente delle innumerevoli visite degli ufo alla Terra durante il suo ingaggio alla NASA, ma puntualmente queste venivano tenute nascoste.
A quanto pare gli alieni non hanno intenzioni ostili, altrimenti ci avrebbero già spazzato via, considerato che la nostra tecnologia non si avvicina neanche lontanamente a quella dei visitatori extra-terrestri.
Delle fonti interne alla NASA, che hanno avuto contatti con gli alieni, li definirebbero molto simili a quelli dell'immaginario collettivo, quindi con corpo esile, testa e occhi molto grandi.
"Sono stato abbastanza privilegiato da sapere con certezza, - afferma senza ombra di dubbio Mitchell - che siamo stati visitati sulla Terra e che gli ufo sono un fenomeno reale.".
'E' stato tenuto segreto dai nostri governi per circa 60 anni - prosegue l'astronauta - ma lentamente le informazioni stanno sfuggendo al controllo e alcuni di noi sono stati abbastanza fortunati da essere stati informati su alcuni eventi.".
"Si sta verificando finalmente una sorta di apertura. Credo che ci stiamo avvicinando ad una rivelazione ufficiale e molte organizzazioni si stanno già muovendo in questa direzione.".
Tra le tante affermazioni "forti" dell'ex-pilota, la conferma sul caso Roswell ed altri casi similari che sono ancora sotto investigazione e che anche altri coinvolti negli atterraggi sulla luna sono al corrente di come stanno le cose realmente.
Un portavoce della NASA, a seguito di questa intervista, ha ribadito che l'Agenzia non segue gli ufo e non è coinvolta in nessun tipo di occultamento di informazioni riguardanti la vita aliena sulla Terra o altrove nell'universo.".
'Il Dr Mitchell è un grande americano, - si è affrettata a smentire l'agenzia spaziale americana - ma noi non condividiamo le sue idee su queste tematiche.".
Fonte: Terni In Rete
http://www.nonsoloaerei.net/2008/07/ufo-astronauta-nasa-ne-conferma.html
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